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il blog di Andrea Buffa e dei suoi musicisti

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PIOVE

Non tutti i giorni sono uguali, non tutte le settimane, non tutte le cose vanno per il verso giusto, per quello che più o meno legittimamente, ti aspettavi andassero.

Io ho molte fortune. Alcune le ho coltivate e, in qualche modo, me le sono meritate, altre ce le ho e basta. Mi piacerebbe poter dire che c’è una ragione ma non la vedo.

Nonostante le mie molte fortune ci sono dei giorni che mi “prende male”, ci sono giorni in cui le mie molte fortune non le vedo tutte o non mi sembrano abbastanza.

Pesante.

In questi giorni le mie molte fortune mi scivolano addosso, divento, per qualche ragione, a loro “impermeabile”.

Pesante.

Pesante.

Capita che, in uno di questi giorni, succeda qualcosa. Quasi mai un evento assoluto, una cosa irripetibile e imprevista. Quasi sempre è una cosa “normale”, una cosa che fa parte della mia vita, che mi è capitata molte volte. Può essere che questo evento consueto, per ragioni contingenti, abbia “saltato un turno”.

Dentro uno di quei giorni impermeabili ho guidato, martedì sera verso Lecco, per tornare a provare tutti insieme dopo una pausa di quindici giorni.

Dentro uno di quei giorni sono arrivato, ho parcheggiato, messo la chitarra al caldo della sala.

Dentro uno di quei giorni ho bevuto il mio caffè e chiacchierato con la Sonia, dentro uno di quei giorni sono rientrato in sala e ho iniziato a strimpellare aspettando Spero, la Laura e il Gabri, aspettando che Silvano fosse libero di suonare il suo strumento con noi.

Un’occhiata all’orologio sopra la porta.

Fanno tutti un suono diverso. Accordano lo strumento, ripassano una cosa, suonano per le loro orecchie un riff, mezza melodia, poi c’è una specie di pausa.

Io questa cosa di suonare “da solo” in mezzo agli altri non la faccio. Non so perché, non mi viene. Aspetto loro. Loro sono i musicisti.

Uno dopo l’altro si fermano e, mentre nell’aria si spegne la vibrazione dell’ultima nota che hanno suonato, dico:

“casa mia?”

Enrico da il quattro con le bacchette e Sonia inizia “l’intro”. Un giro e entrano la Laura e il Gabri, quindi inizio a cantare.

All’inizio del secondo verso della prima strofa suoniamo tutti.

Inizia a piovere.

Dentro. Prima quattro gocce, poi sempre più forte.

Mentre entriamo sulla seconda strofa dopo il ritornello, ho definitivamente smesso di essere impermeabile e tutte le mie fortune mi piovono dentro.

Non è che ho risolto i miei problemi per magia solo che, sotto la luce delle mie fortune, sono solo problemi da risolvere.

Alle dieci e mezza  stacchiamo cinque minuti e saliamo per sederci sui divanetti, a bere una cioccolata, dire un po’ di pirlate, ad ascoltare quello che esce dalle altre sale.

Guardo cinque delle mie fortune, le sento parlare: anche se fuori c’è meno nove, è già quasi finito l’inverno.

 

Oggi non siamo andati a registrare ma scivola tutto di un paio di settimane soltanto.

C’è un lavoro che abbiamo fatto, su una storia che ho scritto per un libro di cui vi ho parlato che non vi ho fatto sentire. Non c’è motivo. Domani mi organizzo.

Ciao.

Andrea